28 Febbraio 2024
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alessia Cuneo



Selezioniamo con cura le location attraverso recensioni e sopraluoghi in incognito per assicurarci di offrire ai turisti "Ai Tour" un soggiorno piacevole è soddisfacente.
La città è sorta presso la confluenza dei corsi d'acqua Stura e Gesso, su un "cùneo" la cui caratteristica conformazione ne ha ispirato il nome[6][7].

Il nucleo più antico, e centro storico, è caratterizzato da un impianto a scacchiera che, partendo dal vertice dell'immaginario cuneo scorre lungo una via mediana che sbocca sull'ampia piazza Galimberti: la città fu infatti plasmata come cittadella militare antifrancese dai Savoia, ed è uno dei pochi capoluoghi dell'Italia settentrionale ad avere origini moderne e non romane[8][9].


La presenza dei torrenti ha permesso la creazione di un grande parco fluviale cittadino, denominato Parco Fluviale Gesso e Stura[10].

All'interno del perimetro comunale, nella zona nord-ovest, scorre anche il torrente Grana[11].

La città è definita "Capitale verde del Piemonte"[12].

Il territorio ha un'altitudine compresa tra i 431 m s.l.m. (frazione Ronchi) e i 615 m s.l.m. (frazione San Rocco Castagnaretta)[13].

Per quanto riguarda il rischio sismico, la città di Cuneo è classificata nella zona 3, ovvero soggetta a scuotimenti modesti.[14][15]

Cuneo è distante alcune decine di km da diversi passi di montagna: Colle dell'Agnello (2748 m s.l.m.), a nord-ovest; Colle della Lombarda (2350 m), a ovest; Colle della Maddalena (1996 m), a ovest; Colle di Tenda (1871 m), a sud; Colla di Casotto (1379 m), a sud. È stata designata Città alpina dell'anno per il 2024[16].

Clima[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Cuneo Centro e Stazione meteorologica di Cuneo Levaldigi.

Cuneo ha clima temperato sub-continentale, con inverni freddi, estati calde e afose. Però è situata a oltre 500 metri di altitudine, il che contribuisce a rendere le estati più sopportabili, grazie alla ventilazione: il mese più caldo, luglio, ha una temperatura media di +21,6 °C. Il più freddo, gennaio, ha una media di +2,6 °C. La temperatura media annua si attesta sui 12,3 °C[17].

Le precipitazioni annue ammontano in media a circa 950 millimetri, distribuite nell'arco di 81 giorni. Il regime pluviometrico è molto simile a quello di Torino, con 2 massimi (uno, principale, in primavera; uno, secondario, in autunno) e 2 minimi (estivo e invernale).

Il mese più secco è luglio (44 mm) ed essendo nel sud del Piemonte, Cuneo è meno esposta alle code delle perturbazioni atlantiche estive, foriere di temporali.

Le nevicate sono frequenti: non solo a causa dell'altitudine, anche per il frequente effetto "stau" delle correnti di bora. Cuneo è il capoluogo di provincia più nevoso d'Italia. Sono presenti in media circa 20 giorni all'anno di nebbia (raramente di forte intensità)[18]; il vento ha una media di 2,2 m/s; la città è soggetta a brezza.

Cuneo non è particolarmente umida, anche se nella stagione estiva le medie mensili a volte vanno oltre l'80% di umidità relativa[19][20].

Storia
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La fondazione[modifica | modifica wikitesto]Poco o nulla è noto dell'antichità di Cuneo, che si trova in una zona strategicamente importante per la sua posizione dominante e salubre, su un altopiano situato alla confluenza di due corsi d'acqua, il torrente Gesso e il fiume Stura di Demonte.

Ritrovamenti romani nella zona del centro storico ("Contrada Mondovì") fanno supporre la presenza di una grande villa risalente alla Roma imperiale; né è da escludere che proprio sul "cùneo" sorgesse la città di Auriate, di cui restano solo sporadiche informazioni (sede di episcopato e di una contea carolingia, probabilmente distrutta da un'incursione araba).

Si suppone che Cuneo abbia ospitato una colonia di transfughi milanesi, nei giorni in cui la città di Sant'Ambrogio subì le ire di Federico I, imperatore del Sacro Romano Impero (noto come Federico Barbarossa), quando la grande città fu parzialmente distrutta.

La documentazione storica inizia alla fine del XII secolo: nell'anno 1198 Cuneo s'impose come libero comune cioè borgo franco da ingerenze marchionali, polo d'attrazione per le popolazioni limitrofe, soggette ai vincoli feudali tipici dell'epoca.

Il territorio fin dall'epoca longobarda era sotto la giurisdizione dell'abbazia di San Dalmazzo di Pedona che poi in seguito dipese dal vescovo di Asti. La diocesi astense incorporava, da almeno un paio di secoli, l'antico territorio dei Bagenni (tribù ligure), già importante municipio romano, con centro in Augusta Bagiennorum, prossima all'attuale cittadina di Bene Vagienna (in località Roncaglia).

Il territorio, probabilmente, era di pertinenza della distrutta città di Auriate, compresa l'area di Bredolo, il Monregalese.

Il corso della Stura segnava non soltanto il confine tra le diocesi di Asti e di Torino, ma anche il confine tra Liguria e Lombardia Occidentale o Superiore.

La leggenda vuole che le popolazioni di villaggi vicini (Quaranta e Brusaporcello), stanchi delle vessazioni dei marchesi del Monferrato e di Saluzzo, si fossero rifugiate sul "Pizzo di Cuneo" (ben riparato dai due torrenti) dove, probabilmente, prosperava una comunità di fuggiaschi milanesi, e abbiano fondato il borgo, con la protezione dell'abate del monastero di San Dalmazzo e del vescovo di Asti, dichiarandolo libero comune; una situazione non isolata, poiché coevi, o di poco posteriori, sono i liberi comuni del Monte Vico (Mondovì) e di Savigliano.

Quasi a confermare un'opposizione — non solo di fatto, anche di principio — alla potenza dei signori feudali, a capo del nuovo borgo furono posti tre rettori: due nobili e uno del popolo. Era il 23 giugno 1198, vigilia di San Giovanni Battista, con i falò che ardevano sulle alture e presso le porte del borgo, quando la gente di Cuneo acclamò i suoi primi tre rettori: Pipinus de Vignolio, il lombardo Peyre Rogna e Berardus de Valgrana.

La guerra con i marchesi di Saluzzo[modifica | modifica wikitesto]Nel 1204 i marchesi di Saluzzo dichiararono guerra ad Asti e Cuneo, per eliminare i principali alleati di Asti; nel 1206 il marchese Manfredo II di Saluzzo si dovette sottomettere ad Asti e vietò agli abitanti di Villafalletto, Costigliole, Centallo e Romanisio di trasferirsi a Cuneo senza il suo permesso, per evitare lo spopolamento dei villaggi del marchesato.

Dal 1202 a Cuneo comincia un regime podestarile.

Nel 1204 i marchesi di Saluzzo, Monferrato, Busca, Ceva, del Carretto e di Clavesana si alleano con Alba e dichiarano guerra ad Asti e Cuneo.

Nel 1206 Manfredo II di Saluzzo si arrende.

Nel 1210 il marchese di Saluzzo Manfredo II e Guglielmo di Monferrato interruppero l'autonomia del comune, occupandolo con le armi; risulta che Cuneo avesse perso il favore del vescovo di Asti.

Sussistono documenti nella città di Tolosa, pertinenti all'inquisizione contro i Catari (che devastò, proprio in quegli anni, la ricca Linguadoca, con una violenta crociata da parte dei Franchi del nord su precisa esortazione papale) in cui Cuneo è sospettata di offrire ospitalità agli Albigesi in fuga, per questo motivo viene definita bourg tournant ovvero "borgo ruotante", località che apriva le porte agli eretici senza patria e li assisteva, per immetterli nella Val Padana.

Accusa gravissima: avrebbe potuto legittimare e giustificare l'intervento del marchese di Saluzzo, il quale non vedeva l'ora di togliersi quella spina dal fianco.

Indipendenza, Cuneo diventa un libero comune[modifica | modifica wikitesto]Nel 1230 Cuneo si allea con Borgo San Dalmazzo e Savigliano; il milanese Oberto de Ozeno libera Cuneo, la fortifica e ne diventa podestà, ma verrà ucciso in battaglia.

Per vendicarsi della morte di Oberto, Milano dichiara guerra al marchese di Monferrato, cui verrà sottratta la città di Chivasso.

La storia di Cuneo come libero comune durò circa 30 anni; questo periodo fu caratterizzato da numerose alleanze: fino al 1237 con Milano, dal 1238 al 1250 con Federico II, dal 1251 al 1258 con Alba e Asti.

L'occupazione fu di breve durata. Dieci anni dopo il comune risorse, probabilmente con l'aiuto dei Milanesi; nel 1238 Federico II riconobbe ai cuneesi la loro libertà.

Nel 1251 al podestà vengono affiancati un giudice e un miles, pagati 150 lire.

Cuneo era anche governata dal consiglio comunale, composto da un numero variabile di persone.

Nel 1259 cessò la vita autonoma del comune, che aveva esteso la sua autorità nelle valli che, a raggiera, confluivano nell'altopiano tra i 2 torrenti, nonché sulle vicine valli del Grana e del Maira (scontrandosi con il potente monastero di San Dalmazzo).

Sottomissione a Carlo d'Angiò[modifica | modifica wikitesto]Nel 1260 l'alleanza con Carlo d'Angiò, futuro re di Napoli, ma ancora conte di Provenza, finì per sfociare in una dedizione che sembrava conveniente per i cuneesi e per i provenzali.

Nel 1306 la zecca del regno di Napoli si trasferisce a Cuneo. In tal modo, con Alba, Cuneo divenne il principale centro dei domini angioini in Piemonte; proprio allora apparve per la prima volta il nome "Piemonte", a indicare i domini provenzali ai piedi dei monti, una volta superati i colli alpini.

Cuneo era capitale di un distretto che arrivava alle valli Stura, Gesso, Grana, Vermenagna; godeva di un proprio statuto, vantava notevoli franchigie fiscali e commerciali, batteva propria moneta.

In un sigillo del comune di Cuneo del 1379, custodito presso l'archivio storico di Torino, spiccano le insegne degli Angiò (le tre bande orizzontali rosse su campo bianco) con la legenda: "Notum sit contis: Conium caput est Pedemontis" ("Cuneo è la capitale del Piemonte"). Nel 1309 muore Carlo II di Napoli, tutti i nobili del regno di Napoli si ritrovano a Cuneo per giurare fedeltà a Roberto di Napoli.

Per tutto il '200 a Cuneo ci fu, probabilmente, una mansione templare, attestata dal toponimo Spinetta e, soprattutto, da un documento del 1200, indizione terza, giorno 12 maggio, 2 anni dopo la costituzione a libero comune. Si tratta dell'alienazione di beni immobili da parte di Ugone, abate del monastero di San Dalmazzo al Borgo, nei confronti di un certo “messer Ursio”, per l'importo di 200 lire astensi: tali beni confinavano, su un lato, con una via comunis, per due lati con beni appartenuti all'abbazia e per il quarto lato con la domus fratrum de Templo de Cuneo (da I Tempieri negli antichi Stati del Regno di Sardegna del cavaliere Ferrero di Ponsiglione). In località Spinetta esiste ancora il toponimo di "Torre dei Frati" (secondo molti storici francesi, principalmente Louis Charpentier, i toponimi riguardanti la rosa o la spina, come Epinay, Epine, Epinal, Epinac, Pinay, sono di probabile derivazione templare).

A Cuneo erano presenti due hospetali antichissimi: il primo, "hospitale della Santa Croce", potrebbe essere appartenuto, in origine, ai Templari; l'"hospitale di San Giovanni Battista" era gestito dagli Ospedalieri, noti anche come Cavalieri di San Giovanni e, in seguito, Cavalieri di Malta.

Cuneo come capitale angioina del "Piemonte provenzale" prosperò, con alterne vicende, per più di 100 anni. Il legame con gli angioini fu interrotto in più occasioni: tra il 1281 ed il 1305 Cuneo fu sottomessa al marchese di Saluzzo; tra il 1347 e il 1348 passò, per la prima volta, sotto il dominio dei conti di Savoia, quindi fu soggetta all'autorità dei Visconti (1348-1356) che sembravano in procinto di diventare re dell'Alta Italia; poi, ancora una volta, tornò a far parte del marchesato di Saluzzo (1356) per essere nuovamente assoggettata ai Visconti (1366-1372).

All'epoca Cuneo era un borgo aperto, commerciale, con logge di mercanti veneziani, pisani, genovesi, lombardi, provenzali e catalani (un'importante piazza commerciale sull'asse Lombardia-Provenza-Catalogna o, se si preferisce, Milano-Marsiglia-Barcellona); pare che la località di Sant'Antonio Aradolo, all'imbocco della Valle Gesso — che portava al Colle delle Finestre, dove transitava un'antica strada romana — fosse, in origine, una stazione commerciale catalana.

Sottomissione ai Savoia[modifica | modifica wikitesto]La stagione angioina ebbe termine nel 1382, con la sottomissione dei cuneesi ai Savoia. Fu uno scambio concordato tra la regina Giovanna d'Angiò, desiderosa di rimpossessarsi del regno di Napoli, e Amedeo VI di Savoia, noto come il Conte Verde, signore della Savoia e conte d'Aosta e Moriana, dal 1343 al 1383. Il Conte le assicurò il suo appoggio militare e, in cambio, ottenne i domini provenzali ai piedi dei monti (il 'Piemonte' delle origini), impresa che gli costò la vita, in quanto morì di peste, mentre sosteneva la causa di Luigi d'Angiò nel Meridione d'Italia, dopo la morte della regina Giovanna.

Con il passaggio della città ai Savoia iniziò un nuovo periodo che vide l'inserimento graduale del comune nello Stato sabaudo, in via di crescita e di formazione definitiva.

Fu così che Cuneo si trasformò, da città aperta e commerciale, in città chiusa e militare; si rimpicciolì anche urbanisticamente, trasformandosi in borgo-fortezza, sull'asse nord-sud, Savoia-Nizzardo — o, se si preferisce, Chambéry-Torino-Nizza — cintura di contenimento dell'espansionismo francese verso la Val Padana, manifestatosi al termine della guerra dei 100 anni con l'Inghilterra e protrattosi nei secoli successivi, fino alle campagne napoleoniche.

Tale trasformazione avvenne nei due secoli che vanno dal trasferimento ai Savoia, ai tempi del Conte Verde (1382), fino alla morte di Emanuele Filiberto (1580).

Assedi di Cuneo[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Cuneo (1691) e Assedio di Cuneo (1744).

Gli statuti di Cuneo (Statuta civitatis Cunei), 1590Questo periodo è contraddistinto da una lunga serie di assedi, cui fu sottoposta la città.

Nel 1515 i cuneesi riuscirono ad allontanare dalle loro mura gli svizzeri, alleati del Sacro Romano Impero, in attesa dell'arrivo del re di Francia Francesco I.

Nel 1542 fu la volta di Claude d'Annebault, con i suoi 18.000 francesi, a essere costretto a battere in ritirata.

Nel 1557, sotto il comando del Conte Carlo Manfredi Luserna d'Angrogna, Cuneo sostenne vittoriosamente uno dei più duri assedi della sua storia: dal maggio al 27 giugno, riuscendo a resistere alle preponderanti forze del maresciallo di Brissac; questo fatto salvò lo Stato di Emanuele Filiberto; questi, riconoscente, concesse a Cuneo il titolo di città, con un diploma del 1559, e la facoltà di inserire sullo stemma comunale le armi dei Savoia.

Nel 1639 e '41 furono le truppe di Madama Reale a cingere d'assedio la città.

Nel 1691 i soldati del generale francese Nicolas de Catinat furono battuti, dopo un duro assedio.

Nel 1744 a scontrarsi con le mura di Cuneo furono i franco-spagnoli (Guerra di successione austriaca); dopo aver superato il forte di Demonte, le truppe franco-spagnole arrivarono di fronte alla città fortificata, pronta a sostenere un difficile assedio; in quegli anni era governatore della città il barone Federico Leutrum (per l'esattezza barone Karl Sigmund Friedrich Wilhelm von Leutrum) che i cuneesi chiamavano, familiarmente, "Barùn Litrùn"; gentiluomo di origine sassone, luterano, che il re Carlo Emanuele III di Savoia (noto con il soprannome di 'Carlin') aveva incaricato di difendere la città, vista la sua vasta esperienza in campo militare; il barone assolse egregiamente il suo compito e rimase a Cuneo, cercando di rinnovarla con iniziative edilizie, fino alla morte, in occasione della quale fu composta la famosa ballata del "Barùn Litrùn", che ebbe vasto successo in Piemonte, per un paio di secoli.

L'assedio cominciò il 15 settembre 1744, con l'arrivo della prima bomba contro le mura di Cuneo; i cuneesi risposero con tanta foga da far tacere i nemici per più di due giorni. I combattimenti continuarono per molto, con i gallo-ispani che distruggevano campanili e camini e i piemontesi che facevano di tutto per cacciarli, motivati dal barone Federico Leutrum, che amava molto quella che definiva già la sua città. Il 29 settembre da Saluzzo il Re arrivò con 25.000 uomini (su 40.000 di tutto l'esercito sabaudo) per soccorrere i 4.089 soldati a difesa di Cuneo. L'esercito si schierò a Madonna dell'Olmo e lì, il 30 settembre, combatté una grande battaglia contro i nemici, che ne uscirono vincitori ma molto indeboliti. I 21 giorni di assedio successivi furono molto più facili e l'11 ottobre il consiglio di guerra franco-spagnolo (composto dal Principe di Contì per i francesi e dal marchese de La Mina per gli spagnoli, sotto il comando generale dell'Infante di Spagna Don Luigi di Borbone), decise che, nelle notti successive, sarebbe avvenuta la ritirata. Il 21 ottobre l'assedio venne dichiarato concluso.

Occupazione napoleonica[modifica | modifica wikitesto]L'esercito di Napoleone occupa la fortezza di Cuneo il 28 aprile 1796, Giuseppe Pietro BagettiCon l'occupazione napoleonica si apre l'ultima fase della storia cuneese. Il giovane generale Napoleone, all'epoca ventisettenne, prese Cuneo senza necessità di assediare la città, a causa dello sbandamento generale dell'esercito sabaudo, seppur sostanzialmente integro, dopo le battaglie di Montenotte, Dego, Cosseria e San Michele di Mondovì.

L'ultimo assedio che sostenne Cuneo fu quello del 1799, allorché l'esercito austro-russo allontanò dalla città i francesi, ma solo per pochi mesi poiché, l'anno successivo, la definitiva vittoria di Marengo assicurò a Napoleone il totale controllo dell'Italia settentrionale.

Nella stagione napoleonica la città, annessa all'Impero Francese, divenne capoluogo del dipartimento della Stura che anticipò, mezzo secolo prima e quasi nelle sue esatte dimensioni (l'antica provincia di Ceva con l'alta valle del Tanaro e le Alte Langhe furono annesse al dipartimento di Montenotte con capoluogo Savona), la definitiva provincia di Cuneo, creata con la legge del 1859.

Alla restaurazione, nel 1817, Cuneo ebbe anche una sua diocesi e durante il Risorgimento tenne a battesimo i Cacciatori delle Alpi, volontari di Garibaldi.

Resistenza[modifica | modifica wikitesto]Dal 1943 al 1945 Cuneo fu, con le sue valli, uno dei maggiori centri della Resistenza (da Cuneo partì la Divisione Cuneense, per la Russia).
La città fu liberata dai partigiani il 28 aprile 1945.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'assedio del 1557 e l'eroica resistenza, il duca Emanuele Filiberto di Savoia conferì a Cuneo "fedelissima invitta" il titolo di Città il 31 gennaio 1559 concedendo l'aggiunta dello stemma di Casa Savoia a quello del Comune, riconosciuto poi con decreto del capo del governo del 28 gennaio 1936.[22]

«Troncato. Il primo inquartato: 1° e 4° partito di Vestfalia (di porpora, al cavallo inalberato e rivoltato d’argento) e di Sassonia (fasciato di otto pezzi d'oro e di nero, al crancelino di verde, attraversante in banda), innestato in punta di Angria (d'argento ai tre puntali di rosso, disposti 1 e 2); 2° di Chiablese (d'argento, seminato di plinti di nero, al leone dello stesso, armato e lampassato di rosso); 3° di Aosta (di nero, al leone d'argento, armato e lampassato di rosso); sul tutto in cuore, di Savoia moderna (di rosso, alla croce d'argento). Il secondo fasciato d'argento e di rosso. Lo scudo è accostato da due fronde di palma e sormontato dalla corona di città accollata da un nastro con il motto Ferendo.»



Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]Cuneo è tra le città decorate al valor militare per la guerra di Liberazione, insignita della medaglia d'oro al valor militare, il 1º agosto 1947, per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:[23]


Medaglia d'oro al valor militare
«Fedele alle sue antiche glorie guerriere ed alla sua forte tradizione patriottica, consacrava ogni sua migliore energia al movimento di resistenza. Per venti mesi ininterrotti, possente e paziente, la Città dei sette assedi promosse, organizzò, sostenne con animo indomito e costante, nelle montagne e nelle pianure della provincia, la guerra partigiana, di cui fu il cuore generoso ed il cervello sagace. Dal primo momento della lotta sino alla liberazione, offrendo prodigalmente al movimento partigiano il fiore dei suoi figli, non piegando dinanzi all'oppressione inumana, sopportando fortemente pene e sacrifici, fu esempio, simbolo, guida, espressione delle virtù militari e dei valori civili della resistenza. 2 000 caduti, 1 000 assassinati, 2 200 invalidi, 1 400 deportati costituiscono il suo glorioso serto stillante sangue purissimo di eroi, dalla Patria riconoscente consacrati all'immortalità. Cinta d'assedio e presa d'assalto dagli stessi suoi figli partigiani, unendo l'impeto degli assalitori all'insurrezione concorde dei cittadini, con una battaglia di quattro giorni per le strade insanguinate, seppe con le sole sue forze risolvere l'abbraccio filiale dell'ottavo assedio nel trionfo della liberazione. 8 settembre 1943 - 29 aprile 1945»
— Cuneo
— Decreto del Presidente della Repubblica, 1º agosto 1947


Piazza della Costituzione: nella zona sud della cittàPiazza Europa: posta lungo Corso NizzaPiazza Galimberti: da notare il profilo architettonico caratterizzato dagli edifici in stile neoclassicoPiazza Giuseppe Biancani: nel quartiere San PaoloPiazza Vincenzo Virginio: nel centro storico, vicino al Complesso monumentale di San FrancescoPercorsi porticati[modifica | modifica wikitesto]Veduta portici di CuneoI percorsi porticati, di circa 8 km[27], rivestono un ruolo importante nella vita della città, perché connettono le vie principali tra loro e consentono il passeggio, anche nelle giornate con condizioni meteorologiche avverse.

Essi sono di grande varietà strutturale e compositiva e, a seconda della loro matrice storica, si distinguono in tre tipologie:

portici di matrice medioevale, secentesca, settecentesca e il portico di età barocca (Via Roma e centro storico)portici di matrice ottocentesca (Piazza Galimberti)portici dell'ultimo dopoguerra (Corso Nizza e perpendicolari)Da notare, inoltre, la differente altezza dei portici di via Roma, dovuta a un'errata e ingenua interpretazione dei progetti[28]: "Un errore di partenza non dovuto ai Cuneesi. Essendosi, questi, impegnati a rispettare scrupolosamente il progetto del grande architetto straniero cui era stato affidato l'incarico del Consiglio e avendo ricevuto, dal corriere, il plico contenente il progetto, ripiegato a metà, realizzarono fedelmente quanto vedevano"[29].

Nel complesso, Cuneo è la quarta città d'Italia per lunghezza dei suoi portici, alle spalle di Bologna, Torino e Padova

Nonostante la religione principale sia il cattolicesimo, in città esistono diverse comunità religiose: Bahá'í, ebraica (presente sin dal XIV secolo, come testimoniano l'area del vecchio ghetto, la sinagoga ricca dei suoi arredi originari e il cimitero in via Basse S. Sebastiano), protestante, ortodossa-rumena, indù, musulmana, Sikh e buddista.[33]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]Festa della Madonna del Carmine: manifestazione religiosa e laica nel mese di luglio, che culmina con la grande processione solenne nel centro storico, alla quale partecipano 60 confraternite in costume tradizionale, che si svolge il 2º lunedì di luglio, dalla fine del '500.[34][35]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]Istruzione[modifica | modifica wikitesto]Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]Camera di commercioLa città di Cuneo ha 17 biblioteche, sul suo territorio.[36] Al fine di riunirle e farle conoscere, è stata creata Biblioincittà[37], la rete cittadina formata dalle biblioteche presenti sul territorio, nata per facilitare e indirizzare i lettori nelle loro ricerche.

La città è, inoltre, sede del Conservatorio Giorgio Federico Ghedini, dell'Accademia di Belle Arti e dell'Istituto Universitario per Mediatori Linguistici "A. Macagno".

Il dolce principe è il Cuneese al rum, nato nel 1923 da un'idea di Andrea Arione e protetto dal Brevetto per Marchio d'Impresa dallo stesso inventore. Questo grosso cioccolatino è formato da 2 cialde di meringa che racchiudono una crema pasticcera al cioccolato fondente e rhum, il tutto rivestito da uno strato di cioccolato fondente. Oggi i Cuneesi sono disponibili in diverse versioni, con e senza liquori, e in gran parte delle pasticcerie di Cuneo.[66]

Nell'attuale centro urbano il nucleo originario, incuneato fra i Belvederi di corso Stura e di corso Gesso, si contrappone nettamente ai quartieri recenti, sviluppatisi verso sud-ovest, caratterizzati da vie ampie e diritte, disposte attorno a piazza Galimberti e ai lati di corso Nizza, fiancheggiate da imponenti palazzi con spaziosi portici. Lo sviluppo urbanistico ha assunto un ritmo particolarmente celere dopo la seconda guerra mondiale e la città si è estesa, in particolar modo verso Borgo San Dalmazzo, occupando tutto l'altopiano, fino ai viali ricavati sui baluardi delle antiche fortificazioni e dominanti il corso del Gesso e della Stura.


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